Sindrome del colon irritabile

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Sindrome del colon irritabile

Definizione di Sindrome del colon irritabile:

La Sindrome del colon irritabile, è una patologia che interessa l’ultimo tratto dell’intestino, detto colon. Viene comunemente chiamata colite, termine generico per indicare un’infiammazione del colon.

Cause frequenti:

Ad oggi non sono ancora del tutto chiare le cause che possono provocare la sindrome del colon irritabile, ma sembra ormai certa una correlazione diretta tra la malattia e il ripetersi nel tempo di condizioni di stress psicologico, di ansia e di agitazione. Queste condizioni psicologiche agiscono più facilmente in un contesto di sedentarietà, alimentazione disordinata e povera di fibre.

Terapia e suggerimenti sullo stile di vita e sul tipo di alimentazione

Miglioramento delle condizioni psicologiche, con una riduzione dello stress e la conduzione di una vita più tranquilla e rilassata
Mangiare e masticare lentamente; evitare le situazioni stressanti (ad es. discussioni a tavola o sul lavoro)
Evitare comportamenti che provocano deglutizioni ripetute e ingestione di aria, quali: bere con la cannuccia o da bottiglie a collo stretto e il consumo di bevande gassate, cappuccino, panna montata, caramelle o chewing gum
Fare pasti piccoli e frequenti (4-5 al giorno), ad orari regolari; consumare tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) e uno o due spuntini, a metà mattina e/o a metà pomeriggio
Limitare il consumo di caffè e bevande alcoliche
Inserire gradualmente nella propria dieta alimenti integrali (pasta integrale, pane integrale, crackers integrali, fette biscottate integrali, cereali per la prima colazione integrali) in quanto facilitano le funzioni intestinali. Nelle persone non abituate a consumare elevate quantità di fibra, aumentarne gradualmente l’introduzione nella propria alimentazione per evitare l’insorgenza di meteorismo e gonfiore intestinale. Nel caso compaiano questi sintomi, si consiglia di non interromperne l’assunzione, perché si risolvono in pochi giorni

La colite è aggravata o innescata da particolari alimenti che dipendono dalla sensibilità individuale: è il paziente stesso, quindi, in collaborazione con il dietista che deve capire quali sono i cibi non tollerati ed eliminarli dalla propria alimentazione.

Ci sono cibi che sono però più frequentemente associati a un peggioramento della sintomatologia come:

  • latte e derivati (ad es. yogurt e formaggi stagionati);
  • legumi: se consumati ben cotti e passati sono meglio tollerati;
  • patate e lievito di birra;
  • insaccati
  • cibi ad alto contenuto di grassi: fritti, carne e pesce grassi, salumi ed insaccati, maionese, salse ed intingoli, sughi, creme, panna e prodotti di pasticceria;
  • alcuni tipi di verdura fresca: radicchio, indivia, sedano, funghi, peperoni, fave, melanzane, prezzemolo, porri, aglio, carciofi, asparagi, zucca, cipolla, cavoli, verza, ravanelli, cipolle, broccoli, cavolfiori, cetrioli, rape e crauti.
  • frutta secca;
  • alcuni tipi di frutta fresca: kiwi, melone, ciliegie, ribes, frutti di bosco, fichi, prugne, banane, albicocche, uva, agrumi, anguria.
  • caffè, alimenti contenenti caffeina e cioccolato;
  • bibite gassate, bevande molto fredde ed alcolici; cibi che contengono grandi quantità di zuccheri, in particolare fruttosio (caramelle, succhi di frutta e frutta ad alto contenuto di fruttosio: datteri, uva, mele, pere, ciliegie dolci);
  • dolcificanti artificiali, soprattutto i polialcoli (ad es. sorbitolo e mannitolo) presenti ad esempio in alcune caramelle e chewing-gum senza zucchero